Cos’hanno in comune “La donna del tenente francese” di John Fowles e le “Ricerche filosofiche” di Ludwig Wittgenstein?

“Everybody is identical in their secret unspoken belief that way deep down they are different from everyone else.”
David Foster Wallace, Infinite Jest

Se le caratteristiche da self-reflective metafiction venissero espunte, a The French Lieutenant’s Woman rimarrebbero comunque gli ingredienti per “cuocere” un perfetto romanzo vittoriano: una trama articolata, a cui non mancano i colpi di scena; personaggi che evolvono e cambiano nel corso dell’arco narrativo; l’attenzione al progresso, alla morale, alla duplicità, alle convenzioni e differenze sociali, all’ascesa della middle class, al problema della prostituzione, alla differenza tra città e campagna.

C’è Charles, un aristocratico con velleità da paleontologo…


Dio è morto, l’autore pure, e anch’io non mi sento molto bene

— Per lei, vedo, la bellezza non ha niente a che fare con la verità.
— La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più né sole né luna, c’è la verità.
Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta

Nel ’900, dopo il secondo conflitto mondiale e il funerale del modernismo, nel mondo delle lettere avviene un cambiamento: cresce e si sviluppa un curioso interesse per l’autore.

Ecco che, all’improvviso, diventiamo consapevoli del testo come finzione narrativa, come strumento duttile nelle mani…


Da Emma Bovary a Gregor Samsa, attraverso l’ambiguità di “Cuore di tenebra”

“And take upon us the mystery of things, | As if we were God’s spies.”
William Shakespeare, King Lear

A una prima, distratta occhiata — quella del “lettore comune” — il concetto di realismo non sembra così problematico, soprattutto se lo si fa risalire a una corrente specifica del XIX secolo.

Perché andare alla ricerca di una definizione, di una spiegazione, quando c’è Flaubert che, con la sua Madame Bovary (1857), lo esemplifica senza bisogno di teoria e glosse a bordo pagina?

C’è la realtà, così come viene esperita attraverso i sensi, e c’è lo scrittore che la traspone fedelmente…


La vera storia di uno scrittore, Thomas C. Wolfe, e del suo editor, Maxwell E. Perkins

Quando si parla del rapporto tra editor e scrittore, è molto probabile che l’interlocutore faccia uscire (o resuscitare) dal cilindro Raymond Carver e Gordon Lish. Se è più filo-britannico*, Ezra Pound e T.S. Eliot.

La mia coppia preferita, invece, è composta da Thomas C. Wolfe*, uno degli scrittori americani più importanti del Novecento, colpevolmente trascurato dall’editoria italiana che ha trattato (e tradotto) con maggior riguardo Hemingway e Fitzgerald, e Maxwell E. Perkins, il suo primo editor.

La loro è una di quelle storie viscerali che scoppiano d’affetto e stima, all’inizio, e scompaiono nell’amarezza e nel rimpianto, alla fine. Hanno sedici…


Come ho risposto ai partecipanti di una selezione di narrativa breve di genere

Non esiste un galateo per redigere la lettera di rifiuto perfetta. L’esperienza ci insegna, però, che una casa editrice risponde appellandosi a tre ragionevoli motivi, di solito: l’opera non rientra nella linea editoriale (e spesso è davvero così); l’opera ha una trama originale ma lo stile dell’autore lo è meno e abbisogna di ulteriore lavoro e riflessione su se stesso (senza il loro supporto); l’opera fa così schifo che non si sono trovate altre eleganti perifrasi per dirlo.

Mentre la “terza via” scompare, la prima continua a ingrossarsi, e allargarsi, fino a ingurgitare le altre.


Cosa non va nelle e-mail degli scrittori, senza rancore

Gli scrittori lamentano da sempre l’incostanza delle case editrici nella corrispondenza. Loro perdono tempo a stilare una lista, a cercare gli indirizzi di posta elettronica, a preparare un messaggio standard, a premere invio, ma gli editori sono recidivi e a rispondere non ci pensano proprio.

Se può essere di qualche consolazione per gli aspiranti autori all’ascolto, sappiate che accade anche a grafici, traduttori e redattori, i cui curriculum popolano una cornice del Purgatorio editoriale a parte.

Un vecchio adagio suggerisce che proporsi è lecito e rispondere è cortesia, però molto spesso gli scrittori fanno di tutto per non farsi volere…


Come imparare a mettere le virgole meglio di un grammar-nazi

Alle elementari le maestre mi hanno insegnato che la virgola non va messa dopo, o prima, della “e” congiunzione. Hanno insistito così tanto che è una delle poche regole grammaticali che ricordo da allora. Quella virgola era come un dogma di fede: non si metteva, punto e basta.

Qualche anno dopo, nel periodo ribelle dell’adolescenza, decisi che potevo fregarmene e scrivere come preferivo, virgole dopo, o prima, della “e” comprese. Mi sono sentita come lo straniero di Elea: angosciata per il matricidio che stavo per compiere, ma anche emancipata dall’aporia sulla punteggiatura.

Ho abbracciato così, nella più bizzarra delle maniere…


Breve ripasso per chi vuole pubblicare, e non sa cosa aspettarsi

“Quella che sto per raccontarti è una storia strana, anzi quasi incredibile. Cercherò tuttavia di buttarla giù nel modo più semplice possibile.”
Due in uno, Flann O’ Brien, 1954

Pubblicare è semplicissimo, e a dircelo sono le piattaforme di self-publishing. Se hai scritto un libro devi farlo leggere a tutti, ma non serve più spenderci una grande fortuna, come succedeva con gli editori a pagamento. Carichi un file Word e si converte da solo, compili qualche pagina con titolo, trama, keyword, le tue generalità e dopo qualche ora è online.

È talmente semplice da essere — quasi — perturbante. Insomma…


Lezioni di scrittura con Zadie Smith

Alle volte nel mondo letterario sembra che solo Jane Austen sia una scrittrice divertente, anche se ha pubblicato sciocchi romanzetti d’amore per donne sole o mal accompagnate. Il restante witty humour è appannaggio di scrittori maschi bianchi, possibilmente inglesi, possibilmente borghesi, possibilmente frequentatori di salotti letterari londinesi che farebbero invidia al buon Oscar.

Invece altre autrici divertenti, e che non hanno bisogno di scrivere chick-lit per dimostrarlo, esistono e sono tra noi — o lo erano, come Wisława Szymborska, poetessa e saggista straordinaria da cui ho rubato qualche consiglio per l’articolo Come diventare (o non diventare) scrittori.

Anche Zadie Smith


Cosa non va nelle loro storie e cosa dovrebbero migliorare

Ogni giorno un aspirante scrittore manda la propria opera a un numero imprecisato di editori e riceve altrettanti rifiuti da appendere al chiodo come faceva Stephen King quand’era giovane. Ogni giorno una casa editrice respinge con una comunicazione standard (“non rientra nella nostra linea editoriale”) le proposte che riceve per e-mail e per posta.

A volte l’editore non risponde proprio — troppi libri, troppo poco tempo — e preferisce scrivere sul sito ufficiale che, se non si fa sentire entro 4 / 6 mesi, l’autore può considerarsi ancora single.

Così, di fronte al silenzio delle redazioni, l’aspirante scrittore non sa…

Alessandra Zengo

I’m a red-haired editor obsessed with blue. I was born sick and sour.

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